Economia

Ancora fallimenti per le banche italiane? Cosa aspettarsi come investitori

Ancora fallimenti per le banche italiane? Cosa aspettarsi come investitori

La lunga crisi finanziaria ed economica che ha colpito l’Italia e l’Europa negli ultimi anni ha lasciato una ferita ancora aperta nei bilanci bancari, colpiti dai crescenti volumi di prestiti deteriorati e le maglie strette della regolamentazione di vigilanza. Recentemente poi, gli effetti del Brexit si sono fatti sentire anche a livello bancario, mettendo in evidenza una situazione, quella delle banche italiane, che non è ancora stata risolta.

L’ennesimo duro colpo per un settore duramente in crisi, soprattutto dopo il fallimento, lo scorso autunno, di ben quattro banche popolari (Banca Etruria, Carichieti, Banca Marche e Cassa di risparmio di Ferrara).

Sotto la spinta di questa sfavorevole congiuntura economica, e davanti alla preoccupazione di migliaia di investitori, sono cambiati drasticamente gli equilibri strutturali dell’intero sistema finanziario del nostro Paese. In conseguenza di ciò, alcuni modelli di governo societario adottati dal sistema bancario e il ruolo di certi attori di tale scena sono stati oggetto di riflessione, tanto da convincere il legislatore a intervenire per accelerare il complessivo processo di riforma. Ci si riferisce, in particolare, alla riforma delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo.

Sono proprio le banche di dimensioni più piccole come le casse rurali e le BCC a dover affrontare un momento critico senza precedenti, capace di mettere a dura prova i loro conti, il loro bilancio e i risparmiatori. A fronte di tale sfavorevole scenario, le banche locali di minore dimensione non hanno potuto innescare azioni correttive radicali, essendo mancata la capacità di innovare il modello di attività e l’offerta di prodotti e servizi. Gli effetti, negli ultimi mesi, sono stati sotto gli occhi di tutti.

Ciò che manca, ciò che è veramente richiesto dagli investitori, è una riforma radicale dell’intero sistema. Obiettivo principale: la creazione di un sistema meglio strutturato, capace di superare gli svantaggi della piccola dimensione senza perdere i valori della cooperazione e della vicinanza col territorio e col cliente. Su http://www.osservatoriofinanza.it/ potete approfondire queste tematiche, che vengono trattate in modo più analitico e professionale.

Se è dunque vero che la crisi è riuscita a colpire le banche più piccole a causa dei loro problemi strutturali interni, è anche giusto dire che risolvendo tali problemi si potrebbe venire a creare una valida alternativa al sistema delle grandi banche. Resta però il fatto che le banche locali adesso soffrono molto più delle altre. Le prospettive future, non nascondiamolo, non sono delle più rosee e i recenti fatti di cronaca hanno dimostrato che trovare una soluzione sembra mettere inesorabilmente contro banche e clienti: se si vuole salvare una banca, si devono colpire i risparmiatori.

Non è così. Le soluzione ci sono: si può parlare ad esempio di fusioni tra più enti, in modo da “tappare” le reciproche falle, oppure bisognerebbe semplicemente cambiare strategia organizzativa, puntando sull’outsourcing, o rivedendo le proprie funzioni finanziarie, la propria rete distributiva e il proprio processo di credito.

La crisi non è affatto passata e sempre di più colpisce gli elementi più “deboli”, ma anche per questi ultimi esistono strategie che se adottate permetterebbero di uscire da una morsa che rischia di farsi soffocante.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *