Economia

Sharing economy: i tratti distintivi del nuovo modello economico

Sharing economy: i tratti distintivi del nuovo modello economico

Sharing economy: una definizione poco conosciuta ma che sta ad indicare un fenomeno che negli ultimi anni si è espanso a macchia d’olio, attirando l’attenzione di analisti e esperti di economia.

La sharing economy, o consumo collaborativo, è un modello economico basato su di un insieme di pratiche di scambio e condivisione, una formula che vuole proporsi come alternativa al consumismo tradizionale, riducendo così l’impatto che quest’ultimo provoca sull’ambiente e promuovendo forme di consumo basate sul riutilizzo invece che sull’acquisto, sull’accesso e la condivisione piuttosto che sulla proprietà.

AirBnb, Uber, Gnammo, BlaBlaCar, Sfinz, Starteed… sono solo alcuni dei servizi disponibili in Rete e che nell’ultimo anno, anche in Italia, hanno riscosso un successo sempre maggiore, segno inequivocabile che “l’economia della condivisione” sta facendo breccia anche qui da noi. Si tratta di società ormai note, ma sappiamo sul serio su quali principi basano le loro attività? In poche parole, sappiamo davvero cos’è la sharing economy?

Per fare ordine, è utile individuarne i tratti distintivi. Il primo è la condivisione, l’utilizzo comune di una risorsa. Il secondo è la relazione peer-to-peer: la condivisione avviene tra persone (o organizzazioni) a livello orizzontale e al di fuori di logiche professionali, con una caduta dei confini tra finanziatore, produttore e consumatore. Il terzo è la presenza di una piattaforma tecnologica, che supporta relazioni digitali, dove la fiducia è veicolata attraverso forme di reputazione digitale.

Se questi sono gli elementi comuni, le esperienze di sharing economy si differenziano lungo diversi assi. Innanzitutto, le forme della condivisione: oltre allo sharing in senso stretto, si possono ricondurre a questo modello anche il bartering, inteso come baratto tra privati o tra aziende, e il crowding, quando più persone contribuiscono alla creazione di un bene o un servizio.

Beni fisici o prodotti digitali, spazi, tempo/competenze, idee e denaro: questo l’oggetto della condivisione. Il valore dei beni e servizi condivisi può essere determinato in denaro oppure attraverso crediti/monete complementari o, ancora, rientrare nell’ambito di una relazione di dono. Il prezzo può tenere in considerazione elementi spesso esclusi dalle logiche di scambio, come l’impatto inquinante di un oggetto non utilizzato.

Se è improbabile che la sharing economy sostituisca i modelli tradizionali, ci si può almeno aspettare che le piattaforme di condivisione possano rispondere a bisogni e desideri finora latenti e, aspetto forse più interessante, favorire l’innovazione dei modelli esistenti. E’ dunque importante aprire tavoli di confronto, che coinvolgano anche la pubblica amministrazione, per valorizzare le opportunità offerte da questa prospettiva.

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