Lavoro

Cos’è il Mobbing e come combatterlo

Cos’è il Mobbing e come combatterlo

Il luogo di lavoro ha le sue insidie. Anche il lavoro in ufficio può essere pericoloso.

Lo sanno bene coloro che subiscono il mobbing: un fenomeno sul quale l’attenzione della legge e dell’opinione pubblica, fortunatamente, si sta concentrando negli ultimi anni.

Quando si parla di mobbing, si fa riferimento ad un complesso di comportamenti, non astrattamente determinati, che hanno lo scopo di emarginare una persona nel contesto di lavoro, per mezzo di violenza (soprattutto psichica).

Il mobbing è un fenomeno estremamente insidioso, in quanto è difficile da qualificare, da riconoscere, perché si esprime per di più con delle tecniche subdole e psichiche più che fisiche e visibili.

Nel mobbing rientrano, per esempio, umiliazioni, insulti, dicerie, ostracismo, diffusione di falsità sul conto di una persona, obbligo di svolgere funzioni degradanti. 

Il termine ‘mobbing’ è stato coniato dal celebre etologo Konrad Lorenz. Il comportamento in questione è stato ravvisato infatti per la prima volta negli animali: l’anello debole del branco, l’animale che indebolisce il gruppo, viene ostracizzato ed allontanato dal branco.

Oggi come oggi, purtroppo, questo comportamento è sistematicamente impiegato in molti uffici e luoghi di lavoro, anche apparentemente insospettabili.

Scopo di quest’articolo è individuare questi comportamenti e cercare di comprendere cosa preveda la legge per il mobbing.

Il mobbing sul luogo di lavoro

mobbingIl mobbing non è un fenomeno esclusivamente lavorativo, perché può verificarsi anche in famiglia o a scuola, nello sport, e via dicendo. Si esprime però con una certa diffusione soprattutto sul lavoro.

Possiamo definire il mobbing sul lavoro come quell’insieme di comportamenti vessatori, aggressivi, ripetuti nel tempo, regolarmente e di frequente, e che hanno lo scopo di umiliare un lavoratore, di isolarlo dal gruppo.

Il mobbing sul lavoro può consistere in: 

  • mobbing orizzontale: si intendono gli atti persecutori perpetrati da uno o più colleghi nei confronti di un altro collega. Si tratta del mobbing più difficile da denunciare e da individuare, specialmente se sono commessi da un gruppo coeso e quindi omertoso.
  • mobbing verticale: noto anche col nome di ‘bossing’ consiste nel caso del capo che pone in essere atti persecutori e vessatori nei confronti di uno o più dipendenti. Questo mobbing rende più difficile la reazione del dipendente, per paura di ritorsioni, ma paradossalmente è più facile da scoprire, specie se più di un lavoratore lo subisce.

Non mancano inoltre delle situazioni contrarie, il c.d. ‘mobbing dal basso’, cioè il caso in cui siano gli stessi lavoratori a cercare di vessare e di ledere la reputazione di loro superiori gerarchici.

Il mobbing è reato?

La prima domanda che sorge spontanea, anche in vista di una rilevanza penale della questione, è la seguente: il mobbing è o non è reato? 

Domanda delicata. Non esiste infatti nel Codice Penale il reato di mobbing. I giudici sogliono qualificare questo fenomeno sotto altre voci di reato, come il maltrattamento in famiglia (articolo 572 del Codice Penale) anche se la Cassazione Penale, nella sentenza numero 40320 del 2015 ha sentenziato che si può ravvisare questo reato solamente se le pratiche persecutorie si inseriscono in un rapporto, fra datore di lavoro e lavoratore, di para-familiarità.

In linea di massima, quindi, si può dire che il mobbing produce delle conseguenze in sede penale, o meglio può produrle, ma non automaticamente perché il mobbing come fattispecie di reato non esiste.

Esistono però delle fattispecie criminose che possono essere commesse dal mobber. 

Non sono mancati casi in giurisprudenza di inquadramento del mobbing sotto il punto di vista della violenza o molestie sessuali (art. 609 bis e seguenti del Codice Penale, sentenza numero 5/72001 del Tribunale Penale di Modena).

In altri casi la giurisprudenza ha individuato nel caso di mobbing la fattispecie di violenza privata (articolo 610 del Codice Penale) o di maltrattamenti (articolo 572 del Codice Penale).

pro e contro il mobbing Come si può notare facilmente, è sempre necessario un esercizio di astrazione del giudice per cercare di non lasciar passare impunita una fattispecie di vessazione, ma non è semplice, dato che il reato di mobbing in sé ancora non esiste.

Dal punto di vista costituzionale, le pratiche di mobbing possono ritenersi comunque vietate ai sensi dell’articolo 41, che vieta lo svolgimento di attività economiche private che ‘possano arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana’.

Dal punto di vista invece civilistico, l’articolo 2043 del Codice Civile dispone l’obbligo di risarcimento per danno ingiusto per qualsiasi fatto doloso o colposo.

L’articolo 2087 del Codice Civile, invece, ravvisa l’obbligo dell’imprenditore di adottare ogni misura per la tutela dell’integrità fisica e della personalità dei lavoratori.

Come riconoscere e provare il mobbing

Il punto forse più delicato dell’intera disciplina del mobbing consiste appunto nel suo riconoscimento e nell’onere della prova. Soprattutto in caso di mobbing orizzontale, poter provare l’esistenza delle vessazioni può essere veramente difficile.

L’onere della prova spetta al lavoratore mobbizzato, che dovrà quindi provare l’esistenza di una serie di comportamenti vessatori e persecutori nei suoi confronti.

Tali comportamenti sono per esempio: critiche senza motivazione, effettuate davanti a tutti con intento di umiliarlo; la dequalificazione, cioè la sistematica remissione a lavori umili per vessarlo; l’emarginazione dal gruppo; molestie, insulti, diffusione di notizie false sul suo conto.

Come abbiamo detto il mobbing per verificarsi deve essere prolungato nel tempo, in un contesto temporale medio lungo.

Il lavoratore inoltre deve poter provare di aver subito il danno. Non è raro che il mobbing causi depressione, frustrazione, sensazione di debolezza.

Per questo, però, è necessario rivolgersi ad un medico che possa provare gli effetti deleteri del mobbing e che possa altresì sancire l’esistenza di un nesso causale fra il mobbing e la depressione o comunque il danno subito dal lavoratore.

Il lavoratore potrà anche chiedere il risarcimento non solo del danno ma anche del danno esistenziale, ma solo se viene provato un significativo peggioramento delle condizioni di vita del lavoratore.

Se si è vittima di mobbing, bisogna innanzitutto denunciare avendo cura di prendere tutte le prove possibili che possano testimoniare la propria condizione, tutte le attività persecutorie e vessatorie subite, in modo da rendere più semplice la prova del mobbing subito.

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