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Associazioni non riconosciute: l’articolo 36 del Codice Civile

Associazioni non riconosciute: l’articolo 36 del Codice Civile

In un Paese come il nostro, dove l’associazionismo assume un ruolo sempre più importante, diventa importantissimo comprendere al meglio il funzionamento delle norme che regolano la vita di un’associazione. È il caso dell’articolo 36 del Codice Civile, relativo all’ordinamento e all’amministrazione della associazioni non riconosciute.

Questo il testo dell’articolo: “L’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati. Le dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, è conferita la presidenza o la direzione”.

Prima di addentrarci nella “ratio legis” dell’art. 36, è bene comprendere cosa siano le associazioni non riconosciute. Queste ultime sono in realtà la maggior parte, anche perché il riconoscimento richiede tempo e oneri economici non trascurabili, sono prive di personalità giuridica e non hanno un riconoscimento istituzionale. Non godono inoltre di un’autonomia patrimoniale perfetta, cioè, nel loro caso non c’è separazione assoluta tra patrimonio dei membri e patrimonio dell’ente.

Si basano, come le associazioni riconosciute, sull’accordo raggiunto tra gli associati; il contratto di associazione non prevede però per legge nessuna particolare formalità. Esso è valido anche se in forma orale o se redatto con una scrittura privata, senza bisogno di ricorrere a un notaio o a un pubblico ufficiale, e senza altri elementi specifici se non quelli previsti dal codice civile per identificare gli enti senza fini di lucro. La forma scritta serve però se l’associazione acquisisce beni immobili. Per maggiore sicurezza sugli accordi presi è comunque opportuno, anche se non obbligatorio, che l’Atto costitutivo sia in forma scritta.

Nella maggior parte dei casi, infatti, anche le associazioni non riconosciute ricorrono alla redazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto, che è opportuno registrare presso l’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate per ottenere il codice fiscale dell’associazione, necessario per operare e avere relazioni con altri enti, associazioni o individui. Allo stesso modo è consigliabile l’iscrizione negli appositi albi presso gli enti locali.

La disciplina degli enti non riconosciuti è espressione del principio costituzionale della libertà di associazione di cui tratta l’articolo 18 della Costituzione, che riconosce a tutti i cittadini il diritto di associarsi liberamente e senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Inoltre, sono proibite le associazioni segrete e quelle a carattere militare che perseguono, anche se indirettamente, scopi politici. La libertà di associazione è volta a favorire e tutelare lo sviluppo della persona umana, nonché del suo coinvolgimento nella vita economica, politica e sociale del Paese.

Declinazioni specifiche di tali libertà si riscontrano all’art. 19 della Costituzione, sulla libertà di associazione religiosa; all’art. 39, su quella sindacale; all’art. 49, in materia di associazione in partiti politici. E proprio i partiti politici ed i sindacati rappresentano l’archetipo delle associazioni prive di personalità giuridica: la scelta di organizzarsi secondo tale schema è giustificata dall’assenza di qualsiasi controllo ex lege in relazione alla costituzione dell’ente e alla successiva gestione – anche economica – dell’attività associativa.

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