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Beni usati, a regolarli l’art. 36 del Dl 41/95: ecco cosa prevede

Beni usati, a regolarli l’art. 36 del Dl 41/95: ecco cosa prevede

Chi compra e vende articoli usati ormai avrà sicuramente imparato a conoscere nel dettaglio l’art. 36 del decreto legge 41 del 1995. L’obiettivo di questa norma, che può sembrare complessa e contorta ma in effetti non lo è, è quello di evitare fenomeni di doppia o reiterata imposizione per i beni che dopo l’uscita dal circuito commerciale vengono ceduti ad un soggetto passivo per la successiva rivendita, con conseguente ulteriore imposizione in relazione al prezzo di vendita da quest’ultimo praticata.

Per i suddetti beni, è assoggettato a Iva il solo utile lordo realizzato dal rivenditore, cioè la differenza ( detto margine) fra il prezzo di vendita e quello di acquisto, maggiorato delle spese di riparazione e di quelle accessorie. E’ per questo motivo che la normativa si divide in tre categorie: il regime ordinario o analitico, che riguarda coloro che vendono beni usati per professione, il metodo forfetario, che regola sia i commercianti ambulanti che quelli con attività fisica ma che esclude alcuni particolari tipi di oggetti come oggetti d’antiquariato, d’arte o da collezione, o il metodo globale che non riguarda singoli acquisti ma la compravendita in un lungo periodo, per esempio trimestrale o semestrale.

Ma andiamo a vederli nel dettaglio: se il commerciante acquista da soggetto privato, da un soggetto che aveva acquistato la merce senza poter detrarre l’Iva, da una piccola impresa o da un altro rivenditori di beni usati, è data al commerciante la possibilità di optare per ciascuna cessione, per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari (detrazione IVA meno IVA). Occorre in tal caso darne comunicazione al competente Ufficio IVA nella dichiarazione annuale, si ricorda inoltre che la normativa riguarda i beni mobili usati senza nessuna limitazione della categoria merceologica.

Il regime forfetario si applica invece per le cessioni in cui risulta particolarmente difficoltoso calcolare il margine con il metodo ordinario o analitico. Esso è stato determinato in via presuntiva l’ammontare del margine che viene calcolato in misura percentuale rispetto al prezzo di vendita; ciò sia al fine di evitare che il margine sia costituito dall’intero prezzo di vendita, sia al fine di semplificare gli adempimenti previsti dal particolare regime in esame.

Resta inteso che l’ammontare del margine determinato in modo forfetario deve ritenersi assorbente di tutti i costi che influenzerebbero la determinazione analitica del margine. Pertanto, nel regime in esame non è detraibile l’imposta assolta per rivalsa dal soggetto per le prestazioni accessorie e di riparazione ricevute, dovendo ritenersi che dei suddetti costi si sia tenuto conto in sede di determinazione della percentuale di abbattimento del prezzo di vendita.

Il regime globale del margine consiste invece nella determinazione del margine non per singola operazione ma in relazione all’ammontare complessivo degli acquisti e delle cessioni effettuate nel periodo mensile o trimestrale di riferimento. Questo tipo di regime è applicabile solo per alcune e riguarda solo gli operatori che svolgono, in forma non ambulante, il commercio di taluni beni usati, tassativamente individuati dalla disposizione in esame.

Come anticipato, la disciplina in esame presuppone che i beni siano stati precedentemente acquistati presso privati, vale a dire presso soggetti che non agiscono nell’esercizio d’impresa, arte o professione e che, pertanto, non rivestono la qualifica di soggetti Iva.

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