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Codice di Procedura Penale: l’articolo 36

Codice di Procedura Penale: l’articolo 36

L’articolo 36 del Codice di Procedura Penale tratta della pubblicazione della sentenza penale di condanna. Il testo completo dell’articolo è il seguente: “La sentenza di condanna all’ergastolo è pubblicata mediante affissione nel Comune ove è stata pronunciata, in quello ove il delitto fu commesso, e in quello ove il condannato aveva l’ultima residenza.

La sentenza di condanna è inoltre pubblicata nel sito internet del Ministero della giustizia. La durata della pubblicazione nel sito è stabilita dal giudice in misura non superiore a trenta giorni. In mancanza, la durata è di quindici giorni. La pubblicazione è fatta per estratto, salvo che il giudice disponga la pubblicazione per intero; essa è eseguita d’ufficio e a spese del condannato.

La legge determina gli altri casi (186, 347, 448, 475, 498, 3, 518, 722) nei quali la sentenza di condanna deve essere pubblicata. In tali casi la pubblicazione ha luogo nei modi stabiliti nei due capoversi precedenti”. Il testo originario del primo paragrafo faceva riferimento anche alla “condanna alla pena di morte”, questa è stata però soppressa, con conseguente assorbimento nell’ergastolo, dapprima per i delitti previsti dal codice penale ex art. 1 d.lgs-lt. 10 agosto 1944, n. 224 e poi per i delitti previsti dalle leggi speciali.

La Costituzione, attraverso l’art. 27, introducendo il cosiddetto principio di umanizzazione della pena,l’aveva abolita quasi totalmente, circoscrivendone l’applicazione solo ai casi previsti dalle leggi militari di guerra. Ma anche rispetto a tali ipotesi è stata abrogata con l’art. 1 l. 13 ottobre 1994, n. 589.

Tale abrogazione venne però operata con legge ordinaria, mantenendo così la possibilità di reintrodurla nelle leggi militari di guerra, in caso di dichiarazione di guerra. Il riferimento alle leggi penali di guerra è stato eliminato definitivamente dal testo costituzionale quando l’Italia ha ratificato il protocollo n. 13 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, relativo all’abolizione della pena di morte in qualsiasi circostanza, attraverso la l. cost. 2 ottobre 2007, n. 1 (“Modifica all’articolo 27 della Costituzione, concernente l’abolizione della pena di morte”), sancendo per via costituzionale la non applicabilità della stessa in ogni caso

Vi sono altri casi, previsti extra codicem, in cui è prevista la pubblicazione della sentenza. Ad esempio: per alimenti e bevande (Produzione e vendita con sostanze o additivi nocivi o non consentiti); in materia di assegno bancario (divieto di emissione); riguardo alla contraffazione di opere d’arte; per i reati in materia di elezioni; a riguardo delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto; relativamente alla privacy informatica; nello Statuto dei lavoratori: repressione condotta antisindacale e altre sanzioni penali; ed infine per i reati a mezzo stampa.

Mentre le altre pene accessorie impediscono al condannato il compimento di determinate attività, la pubblicazione della sentenza di condanna consiste unicamente nel subire la pubblicità del reato commesso. Tale misura ha quindi una duplice funzione: sia sanzionatoria sia preventiva, in quanto consente al pubblico di venire a conoscenza di fatti potenzialmente lesivi anche dei propri interessi. Risulta quindi particolarmente efficace in caso di frodi alimentari. E’ comunque obbligatoria qualora vi si stata una condanna all’ergastolo o in altri casi indicati tassativamente dalla legge.

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