Leggi e Decreti

Il nuovo Decreto Legge sull’immigrazione: cosa bisogna sapere

Il nuovo Decreto Legge sull’immigrazione: cosa bisogna sapere

Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato un Decreto Legge, intitolato “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”.

Si tratta di un importante atto avente forza di legge, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 febbraio 2017, che va a disciplinare nuovamente un fenomeno complesso e dai grandi risvolti economici e sociali: quello dell’immigrazione.

Il nuovo decreto legge si pone lo scopo, come da testo, di accelerare le procedure (sia amministrative che giurisdizionali) in materia di protezione internazionale, di snellire l’identificazione dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea, e contrastare in maniera più efficace l’immigrazione clandestina favorendo rimpatri effettivi e rapidi.

Il Decreto Legge prevede in particolare forme di cooperazione fra i Comuni ed i prefetti per controllare la sicurezza del territorio, il rafforzamento del ruolo del Sindaco allo scopo di controllare e prevenire i fenomeni di illegalità che possono essere collegati all’immigrazione illegale, e il potenziamento dell’apparato sanzionatorio amministrativo. Fra essi, il più importante è la possibilità di vietare la frequentazione di determinati spazi pubblici e aree urbane a soggetti considerati fonte di allarme sociale e condannati per questo.

Il decreto legge contiene una serie di importanti misure che val la pena analizzare singolarmente, per comprenderne la portata e il cambiamento rispetto alla normativa precedente.

L’istituzione delle sezioni specializzate dei Tribunali

Il primo importante contributo del nuovo Decreto Legge sull’Immigrazione è quello dell’istituzione di sezioni specializzate nei tribunali in materia di immigrazione, di protezione internazionale, e di libera circolazione dei cittadini appartenenti a Stati dell’Unione Europea.

La disposizione riguarda una serie di tribunali nelle principali città italiane che sono interessate dal fenomeno migratorio. Le sezioni in questione avranno competenza nelle seguenti materie:

  • impugnazione del provvedimento di allontanamento per i cittadini UE per motivo di sicurezza pubblica;
  • mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio italiano, per i cittadini dell’Unione Europea;
  • Riconoscimento della protezione internazionale;
  • diniego del nulla osta per il ricongiungimento familiare, e per rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, o per l’accertamento dello status di apodili;
  • mancato rilascio, revoca, rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Ai sensi del Decreto Legge, in queste materie le sezioni specializzate giudicheranno in composizione monocratica.

Si tratta di una disposizione processuale molto importante, in quanto è innegabile che uno dei principali scopi del Decreto Legge in questione sia quello di risollevare gli uffici giudiziari dall’enormità di lavoro che le procedure di immigrazione comportano, ‘trasferendo’ questa mole a sezioni specializzate e quindi in grado di svolgere detto lavoro in tempi, si spera, più ridotti. Non a caso buona parte delle disposizioni di questo Decreto sono di natura processuale.

Accertamento dello stato di apodilia

Il Decreto Legge in questione modifica anche il decreto legislativo 150/2015 ed estende il rito sommario di cognizione anche alle controversie che riguardino l’accertamento dello stato di apodilia. La competenza viene attribuita al tribunale con sezione specializzata del luogo dove il ricorrente abbia dimora.

Procedure per il riconoscimento della protezione internazionale

Il Decreto Legge in questione introduce anche delle modifiche al d.lgs. 25/2008. In particolare il suddetto Decreto mira a snellire le procedure per il riconoscimento e l’eventuale revoca dello status di rifugiato.

Viene all’uopo introdotto un nuovo modello processuale camerale, con udienza orale e massima durata di quattro mesi, che termina con un decreto ricorribile in Cassazione ma non reclamabile.

Non solo: il ricorso contro i provvedimenti in tema di riconoscimento dello status di rifugiato deve necessariamente essere proposto (pena inammissibilità) entro 30 giorni dalla notificazione del provvedimento, o sessanta giorni, se il richiedente risiede all’estero. Tuttavia non tutte le disposizioni del Decreto Legge hanno natura eminentemente ‘processuale’.

Modifiche al Testo Unico sull’immigrazione

Il Decreto Legge contiene anche una serie di modifiche che andranno a cambiare il Testo Unico sull’immigrazione, vale a dire il decreto legislativo 286/1998.

Scopo delle modifiche è quello di contrastare attivamente, ed in maniera più efficace, l’immigrazione illegale, nonché far sì che le espulsioni avvengano realmente e più velocemente e non rimangano semplicemente dei ‘fogli di via’ senza valore. A tal scopo il Decreto Legge prevede:

  • la semplificazione del processo di identificazione degli immigrati. Verranno creati centri di accoglienza il cui scopo sarà quello di effettuare un ‘primo soccorso’ uno screening sanitario, il foto-segnalamento, il rilievo delle impronte digitali e la registrazione obbligatoria del migrante.
  • l’effettività dei provvedimenti di espulsione. A tal scopo, serve il potenziamento dei centri di identificazione e di espulsione, che cambiano nome in ‘centri di permanenza per il rimpatrio’. Tali centri verranno creati in aree facilmente raggiungibili del territorio nazionale, previa consultazione con il Presidente della Regione interessata, e sempre per mezzo di conversione di strutture pubbliche non più utilizzate (es. scuole, ospedali ecc.).

Immigrazione e volontariato

Uno dei punti più interessanti del Decreto Legge in questione è sicuramente quello che prevede la possibilità di impiegare i richiedenti la protezione internazionale in attività socialmente utili.

La ratio di questa disposizione è quella di favorire l’integrazione dei richiedenti asilo stessi nel tessuto sociale del luogo di riferimento. Secondo il Decreto Legge è compito dei prefetti, eventualmente stipulando protocolli d’intesa con i Comuni e con le organizzazioni no profit, promuovere delle iniziative che siano volte all’impiego (sempre su base volontaria e senza retribuzione) dei richiedenti asilo in attività socialmente utili, a favore della collettività nella quale sono inseriti.

Sempre a questo scopo, l’atto avente forza di legge prende che i Comuni possano stanziare dei fondi da risorse europee destinate all’asilo e all’immigrazione per permettere la concretizzazione di questa possibilità.

Altre disposizioni del Decreto Legge prevedono l’assunzione di personale specializzato per assolvere ai compiti delle strutture sovra menzionate. In particolare il testo di legge prevede l’assunzione fino a 250 unità di personale, assunti a tempo indeterminato, per l’amministrazione civile che si occuperanno del riconoscimento della protezione internazionale nelle Commissioni Territoriali e del diritto d’asilo nella Commissione Nazionale.

Altri 60 funzionari professionisti in ambito di servizi sociali, mediatori culturali, e in ambito giuridico e pedagogico dovranno essere assunti nel Dipartimento per la giustizia minorile, nonché nella Comunità del Ministero della Giustizia.

Fino a dieci unità di personale verranno assunti per le rappresentanze diplomatiche in Africa. Non è previsto invece alcun incremento di organico per le sezioni specializzate dei tribunali.

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