Leggi e Decreti

Il parlamento ha chiesto all’esecutivo non certamente una linea proibizionista

Il parlamento ha chiesto all’esecutivo non certamente una linea proibizionista

Con l’ultima bozza di accordo per la riforma del gioco d’azzardo pubblico e dei videopoker, innanzitutto si può notare un cambio di mentalità da parte dello Stato che riconosce, senza alcuna ombra di dubbio, i limiti del suo mancato intervento negli scorsi anni che hanno causato, purtroppo, l’attuale situazione del settore ludico. Stato che, finalmente, guarda al futuro non solo e non soltanto con l’occhio puntato alla dimensione finanziaria, ma anche al sociale, alla tutela dei minori, alla salvaguardia delle imprese, all’economia del Paese: e questo anche se concertare tutto questo non sarà né semplice, né facile, né raggiungibile senza “pestare i piedi” a qualcuno. E di ciò il Governo ne è assolutamente cosciente: ma certamente non  poteva neppure continuare ad assistere ad una serie di ordinanze restrittive “a pioggia” che ricadevano sulle “riserve di Stato” e che a loro volta- non potevano fare altro che adempiervi e subire questa particolare forma di espulsione dai vari territori.

Quindi, una normativa nazionale dovrà esserci, una regolamentazione sulla distribuzione pure. Da qui il primo passo del Governo per la riduzione delle apparecchiature, taglio non trascurabile, ovviamente, trattandosi di un bel 35% di apparecchi: ma dove e come opererà questa riduzione? A questo punto il Governo ha cercato una mediazione con le Regioni ed Enti Locali che non ha prodotto nei mesi scorsi nulla di concreto e quindi, da qui, la decisione (seguendo anche una proposta della Consulta) di lasciare alla piena responsabilità delle Regioni e dei Couni la scelta di decidere dove debbono operare i punti di gioco rimanenti, dopo il quasi-dimezzamento previsto. Ed anche in questo caso, il Governo non ha certamente dato consigli sul proibizionismo nei confronti delle imprese di gioco.

Ora si vedrà se le Regioni ed i Comuni sapranno “gestire” i propri territori negli interessi di tutti. Quello che risulta chiaro da questa nuova proposta di bozza d’accordo è che il Parlamento prima, ed il Governo poi, non hanno come scopo finale o come obbiettivo primario quello della linea proibizionista poiché in nessun Paese dove questa esiste si può parlare di democrazia ed il nostro italico Paese democratico lo è, almeno sino a prova contraria! Lo scopo dell’Esecutivo (e del Parlamento) era, è e rimane quello di combattere il gioco problematico, contrastare il gioco illegale, limitare e controllare quello legale, quindi, qualificarlo e regolamentarlo.

Con l’ultima versione dell’accordo, molto probabilmente, l’Esecutivo è andato oltre cogliendo una sorta di nuova cultura civica che si dovrà concretizzare con il controllo del gioco online e con la riduzione -se non addirittura la completa eliminazione- della sua pubblicità. Certamente, una strategia simile comporta una fortissima collaborazione tra Stato centrale ed Enti Locali: per questo motivo si è deciso di lasciare la scelta di una “equilibrata distribuzione” dei punti gioco agli Enti Locali, affidando loro anche i compiti di vigilanza e di polizia proprio a tutela dei relativi territori. Infatti, è stata lasciata ai Comuni la prerogativa di fermare per sei ore giornaliere il funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento. Ma questo ovviamente non potrà essere tacciato di proibizionismo.

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